sabato 31 dicembre 2016

Buona fine e buon inizio

Mentre scrivo questo post mi sto godendo il clima caldo del golfo, tra Doha e Dubai. Un finale di anno particolare, come, dopotutto, particolare è stato questo 2016. Non ho mai fatto parte di quelle persone che odiano l'anno che finisce e aspettano il nuovo anno. Non ho mai pensato che qualcosa possa davvero cambiare tra il 31 dicembre e il primo gennaio, eppure io e l'anno che sta finendo abbiamo un rapporto particolare, di odio e amore. Il 2016 è iniziato lentamente ed è proseguito lentamente, senza grandi scosse, fedele a se stesso nella sua immobilità lavorativa e sentimentale. 
Avete presente il monologo di "Vi presento Joe Black"? 
È perfetto per questo momento della mia vita. 

"Lo so che ti sembra smielato ma l'amore è passione, ossessione, qualcuno senza cui non vivi. Io ti dico: "Buttati a capofitto! Trovati qualcuno che ami alla follia e che ti ami alla stessa maniera!" 
Come trovarlo? Bè, dimentica il cervello e ascolta il cuore. 
Io non sento il tuo cuore perché la verità, tesoro, è che non ha senso vivere se manca questo. 
Fare il viaggio e non innamorarsi profondamente, beh, equivale a non vivere. Ma devi tentare perché se non hai tentato non hai mai vissuto."

Per troppo tempo è mancato il cuore, sono mancate le emozioni, finché non è successo qualcosa. Finché ad aprile Centauria non mi ha contattata, proponendomi di pubblicare una storia che era on-line da anni. 
Probabilmente è stata la chiave di volta del mio anno, non solo per l'opportunità in sé, per la realizzazione di un sogno che ancora mi sembra incredibile, ma perché è stata la scossa di cui avevo bisogno. Perché mi ha ricordato che c'è bisogno di cuore, nella vita, di emozioni. Fare il viaggio senza innamorarsi equivale a non farlo affatto. Ed è questa sensazione che voglio portare con me nel 2017. La consapevolezza che non mi devo accontentare, nella vita, né di un amore a metà, né di un lavoro a metà, perché voglio di più, merito di più. Tutti meritiamo di più. 
Ed è quello che auguro a tutti voi per questo nuovo anno. Non accontentatevi mai.
Buon anno. 

giovedì 22 dicembre 2016

Carta e inchiostro. Oggi scopriamo: Contaminati di Erica Gatti e Sofia Guevara

Carta e inchiostro
Oggi scopriamo: 
Contaminati
di Erica Gatti
e Sofia Guevara

I Talent del 2016 sono sei: dopo Lezioni di SeduzioneInsomniaIl Giardino di Penelope e Clover, la sesta uscita è un thriller a quattro mani. Scopriamo Contaminati


* * *

Titolo: Contaminati
Autore: Erica Gatti/ Sofia Guevara
Casa Editrice: Centauria Libri
Collana: Talent
Data di uscita: 17 novembre 2016



Sono passati dodici anni da quando Adela, Queen, Evan e Viper sono stati sequestrati da uno psicopatico, rinchiusi in una grande casa nelle campagne russe e infine liberati – unici sopravvissuti tra i tanti bambini scomparsi – da un’ardita operazione di polizia. Non ricordano nulla di quei mesi atroci ma ciascuno porta impresso nella mente un trauma, che ha fatto di loro ciò che sono: quattro giovani dotati di capacità inquietanti, ognuno a modo suo un «esperimento riuscito». Ora il loro carnefice è evaso di prigione, deciso a perseguitarli ma anche – pare – a rivelare i suoi segreti. Messi al sicuro in una casa controllata dalla polizia, i quattro stringono un patto insidioso: si conoscono appena, non si piacciono granché, ma scapperanno insieme alla ricerca dell’uomo che ha segnato il loro passato. E che li sta aspettando.
Per le strade di San Pietroburgo e nelle vaste nebbie della Russia, nella loro corsa a ostacoli Adela, Queen, Evan e Viper scavalcano assassini e poliziotti, spacciatori e traditori, per tacere delle loro stesse ombre, forse le più mortali di tutte. Chi incalza chi, in questo gioco di inseguimenti e inganni? Il loro obiettivo è scoprire la verità, consumare una vendetta, o porre fine una volta per tutte alla loro vita ormai «contaminata»? Quattro eroi sbagliati danno vita a un thriller capace di unire avventura e atmosfera, ritmo forsennato e scavo psicologico. Ricordandoci che la prova finale, in cui saremo soli di fronte a ciò che siamo diventati, attende tutti noi.

* * *

Ho sempre pensato che, quando un libro ti tiene incollato alla pagina fino all'ultima riga, allora è un buon libro, un libro che ti coinvolge, che ti assorbe e ti fa perdere totalmente il senso della realtà. Contaminati è questo genere di libro: intrigante, complesso, angosciante... Queen, Viper, Adela ed Evan son personaggi che si scoprono poco a poco, pezzo dopo pezzo di un puzzle che solo alla fine si rivela nella sua interezza, rispondendo a qualche domanda e lasciando il lettore ad interrogarsi su se stesso: con le loro caratteristiche, infatti, i protagonisti portano alla luce debolezze e insicurezze di tutti gli esseri umani, la paura delle emozioni, il desiderio di primeggiare, istinti che si fatica a controllare, il sapore del controllo. Contaminati scava dentro il lettore, accompagnandolo per mano in una storia dove non ci sono eroi, ma uomini.
Pregevole la totale assenza di stacco tra i pezzi delle due autrici: se non fosse scritto a chiare lettere sulla copertina, non si intuirebbe che è scritto a quattro mani, quindi plauso a Erica e Sofia per aver scritto, e così giovani, un libro indimenticabile.


* * *
Due chiacchiere con le autrici

Ciao ragazze, grazie mille per esservi prestate a questa chiacchierata. Iniziamo con la canonica domanda: da dove nasce Contaminati?
Erica: Era una notte lunga e tempestosa...
Sofia: Non ricordo la tempesta
Erica: Ma fa atmosfera! Dunque, dicevo, era una notte lunga e tempestosa e Sofia parlava di serial killer
Sofia: Ci sono siti incredibilmente interessanti, e noi siamo finite a innamorarci di Occhi Rossi. Lo consigliamo, se vi manca un po' di macabro nella vostra vita!

Qual è stata la vostra reazione quando Centauria vi ha contattato per la pubblicazione?
Erica: Centauria ha contattato me tramite efp. Ho avuto una serie di fasi: 1) "Devo avvisare Sofia e urlare di gioia con lei, ommioddio!"; 2) "Sto andando in iperventilazione, aiuto"; 3) "Ma perché Evan è ancora vivo?"
Sofia: Erica mi ha mandato un messaggio lunghissimo, ci avrò messo 5 minuti a leggerlo. Ero all'università e le mie compagne sono rimaste a fissarmi mentre prima mi defluiva il sangue dal viso, poi tornava tutto d'un colpo e mi mettevo a saltare

Vi va di parlarci del momento della stesura? Com'è stato trasformare la storia in un libro e, soprattutto, lavorare a quattro mani?
Sofia: Già dalla prima stesura ci siamo trovate molto bene a lavorare assieme, siamo entrambe due persone ansiose e nella seconda questa cosa si è sentita. Fortunatamente abbiamo potuto contare sull'ottima amicizia che ci lega, e su un'editor senza pari: Valeria Gallio.
Erica: Valeria ha dato due ordini "più ansia" e "più cadaveri", e alla fine ricominciare a scrivere insieme di quei quattro è venuto naturale. Ci era mancato entrare nella mente di qualche psicopatico.
Sofia: E torturare Evan.

Dei quattro ragazzi chi sentite più vicino a voi, per quanto sia possibile, ovviamente, sentire vicini personaggi così particolari.
Erica: Sofia ha paura di dirlo…
Sofia: ... Adela è il mio pasticcino senza cuore…Ma giuro che non sono presa così male.
Erica: (Non fidatevi) Ehm, io mi sento molto vicina a Queen. Ha tanto di me portato all'estremo. Infatti non capisco perché non mi abbiano ancora dato una corona.
Sofia:La regina di Roma

C'è un momento, che si potrebbe definire quasi di contrappasso, in cui tutti e quattro fanno i conti con ciò che sono, con il loro passato, con le proprie debolezze... Come vi è venuta quella idea, che personalmente ho trovato uno dei pezzi più belli e coinvolgenti dell'intero libro?
Erica: È anche uno dei miei pezzi preferiti! Per Rostov è una prova di fiducia. È facile affrontare il mondo esterno, difficile affrontare ciò che si ha dentro.
Sofia: VOLEVAMO IL CASTELLO! Con sangue e cadaveri che uscivano dalle pareti!
Erica: ...chi non era affatto simile ad Adela?                       
Sofia: ....
Erica: Fortunatamente poi abbiamo ridimensionamento i nostri sogni di macabra gloria.

Contaminati è un libro autoconclusivo, anche se lascia quale nodo in sospeso. Vi piacerebbe scrivere un seguito o, comunque, cosa vi vedete a scrivere nel prossimo futuro?
Sofia: L'idea di continuare la storia, e vedere i ragazzi una volta cresciuti alle prese con la vita adulta, ci piace parecchio
Erica: Sarebbe interessante scoprire quali altre sventure potremmo dare a Evan. È quasi una sfida personale!
Sofia: Avrà ancora tutti gli arti? Sarà diventato calvo? ...sarà ingrassato? O per il bene dell'umanità si è votato al mutismo acuto?
Erica: Povero piccolo, tenta di scappare da noi ma sa che non avremo pietà.
Ci piacerebbe torturarlo ancora, altrimenti abbiamo in programma progetti separati: Sofia vorrebbe scrivere una storia su sensi di colpa, vendette e squilibrati, tanto per cambiare.
Sofia: Mentre Erica vuole tentare ancora la sorte con un thriller politico per vedere quando l'arresteranno!


E grazie mille Leila per la splendida chiacchierata, la prossima volta i biscotti li portiamo noi!
Grazie a voi ragazze! Non vedo l'ora di leggere qualsiasi altra cosa esca dalla vostra penna!


giovedì 1 dicembre 2016

È ora di crescere... o forse no.

Oggi è primo dicembre.

Dicembre è sempre stato un mese speciale per me, è il mese del Natale, Roma si riempie di luminarie, io ascolto le canzoni a tema (in realtà inizio a ottobre, ma è solo un dettaglio), a casa facciamo l’albero e accenderlo è la prima cosa che faccio la mattino, spegnerlo l’ultima prima di andare a dormire. Lo adoro, sin da quando ero bambina.
Un altro anno si sta concludendo e questo 2016 ha un sapore strano. Quindici anni fa, o forse anche meno, se immaginavo i miei 29 anni mi vedevo con un lavoro stabile, una casa, un marito, magari già un figlio. Mi vedevo, insomma, perfettamente realizzata.
Se mi guardo oggi, il lavoro è tutto meno che stabile, ho da poco concluso una storia di tre anni, i figli sono un miraggio e la casa è un work in progress, con l’aiuto dei miei.
Probabilmente, dieci, quindici anni fa, se avessi pensato a me così, a 29 anni, avrei pensato di aver sbagliato tutto. A volte lo penso ancora.
La verità, però, è che nonostante tutto questo non è un bilancio amaro, perché il lavoro, comunque, è un bel lavoro, perché la storia che ho concluso mi stava intossicando la vita e da tempo non ero così serena come adesso, l’amore e i figli prima o poi arriveranno.
Siamo una generazione strana, noi trentenni di oggi, mi guardo attorno e vedo per lo più vite in bilico, la cui sola idea anni fa ci avrebbe fatto rabbrividire, e che probabilmente fa rabbrividire i nostri genitori, ma tutto attorno a noi sta cambiando e noi ci stiamo adattando. Con fatica, con momenti di panico e di insoddisfazione, ma stiamo rivedendo le nostre priorità e va bene così.
Ho imparato a guardare quello che c’è e so di essere fortunata, anche se oggi non sono chi sognavo. Sono qualcos’altro. Sono una persona che la mattina si sveglia con Aaron Tveit che le urla nell’orecchio perché qualcuno, un giorno, l’ha svegliata con quella canzone e quella sveglia ha il sapore di casa e di famiglia, che si allena per mezz’ora perché la fa stare bene e questa davvero è qualcosa che non avrebbe previsto, dieci anni fa, che legge libri, guarda serie tv, ha lo sfondo di Sebastian Vettel sul cellulare, in spregio di tutti quelli che “è ora di crescere”. Sì, forse. Ma se crescere vuol dire rinunciare a queste leggerezze, allora sapete che c’è? Io non ho voglia di farlo. Perché si può essere adulti e guardare Harry Potter a ripetizione e ascoltare le canzoni di Natale e stalkerare gli attori sui social.
Non siamo i trentenni che erano i nostri genitori, i trentenni che, guardando loro, noi progettavamo di diventare. Siamo altro.
Ho 29 anni, un lavoro precario che mi occupa tutta la giornata, sono single e mi divido tra una nuova casa che ha costantemente problemi e casa dei miei. E leggo, perché le parole non mi hanno mai abbandonata.
E continuo a scrivere, perché non è solo un passatempo che prima o poi abbandonerai.
E ho pubblicato un libro prima dei trent’anni… l’ho sempre sognato, ma ho sempre creduto che sarebbe rimasto solo un sogno. La vita ti sorprende, a volte.
E anche se a volte il futuro fa una paura terribile, anche se a volte mi fermo e mi manca il fiato per il panico, resto un folletto di babbo natale, a cui basta poco per ritrovare il sorriso.
Non sono chi pensavo sarei stata, ma la vita non va mai come l’avevi prevista e i sogni di diciottenne non sono quelli di una quasi trentenne, ma sono sogni, nonostante tutto.

Dicembre è un bel mese. Il più bello. Natale sta arrivando.