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mercoledì 31 maggio 2017

I libri del mese: maggio 2017

I libri del mese

maggio 2017



Accadde una notte d'estate: un libro che profuma di mare e limoni, di sole e creme solari, al punto che sembra quasi di essere lì, nella Sicilia di Rosy, tra le onde del mare, la sabbia sotto i piedi, il sole sulla pelle. Un libro che possiede una delicatezza d'altri tempi, come una carezza delicata. Le avventure di Eva e Massimo portano con sé la dolcezza del primo amore e la solidità di un amore più maturo, irrazionale come solo l'amore sa essere ma al tempo stesso solido. Una roccia nel mare, non una scritta sul bagnasciuga. Aver inserito pezzi di un racconto di Eva o le canzoni dei Dintra ’u Focu sono il valore aggiunto di un'opera prima già da lode.




Tutte le stelle del cielo: dopo aver adorato Tutta la pioggia del cielo ero impaziente di tornare nel Vermont. Angela ci regala un libro delicato, che quasi in punta di piedi ti fa entrare nella vita complicata di Katherine e Kyle e ti accompagna nella loro storia fatta di cadute e seconde possibilità, di ricordi dolorosi e altri dolci e indimenticabili. Una storia viva e vera, che non nasconde nulla della crudezza della vita e che, al tempo stesso, ti infonde un senso di serenità, di possibilità. Bellissima anche la possibilità di rivedere i protagonisti del primo libro della serie, anche se per pochi momenti. Con Kathy e Kyle Angela si conferma essere bravissima a dipingere le emozioni.




L'uomo del terrore: dopo averci tenuto con il fiato sospeso con Contaminati, Erica e Sofia ci portano indietro nel tempo, a quando tutto è iniziato. Dei bambini stanno scomparendo in Russia e Sof'ja, appena entrata nei Servizi Segreti Russi, è determinata a scoprire chi. Con questo breve prequel (che può essere letto dopo o prima Contaminati, poco importa, ciò che è sicuro è che l'uno tira l'altro) le due giovani autrici si dimostrano bravissime nel far empatizzare il lettore non solo con la poliziotta, ma anche con l'uomo del terrore. E se farsi coinvolgere dai "buoni" è facile, farlo con i "mostri" non lo è affatto, quindi plauso a loro, che riescono nell'impresa.



The fate of Tearling: capitolo finale di una trilogia che ho profondamente amato. The fate of Tearling conclude le vicende di Kelsea in una narrazione dal ritmo serrato che alterna passato e presente senza creare confusione, chiarendo i punti rimasti oscuri nei precedenti libri. Sarebbe stato un libro da cinque stelle, se non fosse per il finale. Non l'ho particolarmente apprezzato, nel senso che avrei preferito una soluzione meno "drastica", meno facile. Mi ha lasciato molta amarezza, che non cancella quanto ho amato questa saga, ma che sicuramente non mi permette di esserne del tutto convinta.



Mese di magra, ma mi sono imbarcata nella lettura de Gli eredi della terra di Falcones, di quasi 1000 pagine. Lettura lunga, ma che ne vale la pena.

martedì 30 maggio 2017

Il principe William su GQ

Nell'ambito della campagna di Heads Together, il principe William, duca di Cambridge, si è aperto sulla propria salute mentale e ha discusso la morte della madre con Alastair Campbell di GQ. In una lunga conversazione, il Duca rivela la sua determinazione a far parlare di più la nazione delle emozioni e dei sentimenti.
William è stata fotografato per la rivista con Catherine, George e Charlotte da Norman Jean Roy a Kensington Palace in aprile.

Principe William sull'importanza della famiglia
"Non avrei potuto fare il mio lavoro senza la stabilità della famiglia. La stabilità a casa è così importante per me. Voglio crescere i miei figli in un mondo felice, stabile e sicuro e questo è importante per entrambi come genitori.


"Voglio che George cresca in un vero, vivo ambiente, non voglio che cresca dietro le pareti del palazzo, deve essere là fuori. I media lo rendono più difficile, ma io lotterò perché entrambi abbiano una vita normale. "


Avremo l'intervista completa il 1° giugno.



lunedì 22 maggio 2017

Pippa Middleton e il matrimonio dell'anno

Come ormai tutti gli appassionati di gossip reale sanno, lo scorso 20 maggio, nella chiesa di San Marco a Englefield, nel Berkshire, Pippa Middleton, sorella minore di Kate, ha sposato James Matthews. James è un finanziere milionario, ex studente di Eton come il cognato William; lui e Pippa si sono frequentati dal 2012 fino allo scorso anno, quando si sono lasciati, per poi ritrovarsi tra le nevi di Saint Barts.

Il matrimonio, pare sia costato alla coppia 250mila sterline, nonostante il ricevimento si sia tenuto nella tenuta dei Middleton: Pippa, infatti, non ha badato a spese, con cibo di ottima qualità, champagne, open bar per festeggiare fino a notte fonda e una torta a sette strati.
Numerosi gli invitati, anche se tutti gli occhi sono stati puntati, ovviamente, sui reali inglesi: Kate, che per questioni di protocollo non ha fatto da damigella, si è occupata invece dei paggetti e delle damigelle. Bellissimo George, che guidava la fila con cipiglio da vero re e ha salutato la folla dalla macchina. Folletto dispettoso, invece, Charlotte, che la mamma ha dovuto più volte riprendere, ma in fondo è un vizio dei secondogeniti di famiglia! 

E a proposito dei secondogeniti, ovviamente i fotografi - e non solo - sono stati tutti con il fiato sospeso in attesa di Meghan Markle; assente in Chiesa per il principio del "no ring, no bring" (ovvero, nessun accompagnatore/accompagnatrice a meno che non ci sia un impegno ufficiale), è stata raggiunta a Londra da Harry subito dopo la cerimonia e poi i due sono tornati al ricevimento, giusto in temo per assistere al sorvolo di uno Spitfire d'epoca, degna conclusione di un matrimonio quasi principesco.
Ma passiamo alle cose serie.
Ho trovato splendida la sposa, che ha ricalcato lo stile della sorella, osando però un po' di più. L'abito era firmato Giles Deacon, a maniche corte un elegante crop nel retro, romanticamente a forma di cuore, mettendo in risalto i pizzi floreali. Pippa ha abbinato al suo abito delle scarpe color avorio Manolo Blahnik, un velo tradizionale disegnato da Stephen Jones con perle applicate e tiara Maidenhair Fern creata a mano da Robinson Pelham.
Una chicca: gli orecchini di diamante a forma di goccia, firmati Pelham, erano gli stessi sfoggiati alle nozze della sorella nel 2011.
In un Alexander McQueen rosa antico, con un grazioso cappello in pendent, la sorella Kate, sempre bellissima ma un po' sottotono, come prevedibile, per non rubare la scena.
Quanto alle altre signore presenti, i cappelli, come ovvio in un matrimonio inglese, l'hanno fatta da padrone.
A questo punto non ci resta che aspettare il prossimo matrimonio della famiglia allargata, sarà Harry, che condurrà all'altare la bella Meghan (come personalmente aspetto con ansia?) o sarà invece James Middleton, per la gioia di mamma Carole, che in perfetto stile Mrs. Bennet, non poteva accasare le figliole in maniera migliore?
























venerdì 19 maggio 2017

La prima comunione dell'Infanta Sofia

Maggio è tempo di comunioni, in Italia come all’estero. Non fa eccezione la famiglia reale spagnola, che ha celebrato la prima comunione dell’Infanta Sofia, secondogenita di re Felipe VI e della moglie Letizia. La cerimonia si è tenuta nella parrocchia dell’Asunción de Nuestra Señora.


Sofia, 10 anni, era accompagnata dai genitori, dalla sorella maggiore, la principessa Leonor, 11 anni, dai nonni paterni e materni e dai padrini.
Sofia indossava, come da tradizione, l’alta uniforme del collegio Santa María de los Rosales, che frequenta, mentre era in azzurro la sorella.

Impeccabili i genitori: bellissima Letizia in verde acqua e sempre affascinante re Felipe, in grigio con cravatta abbinata all’abito della moglie.

giovedì 18 maggio 2017

Tè con la Regina: il primo Garden Party

Ogni estate, la regina organizza tre Garden Party a Buckingham Palace e uno nella sua residenza di Holyroodhouse, in Scozia. 
Questa occasioni sono state introdotte dalla regina Vittoria ed erano conosciute semplicemente come “colazioni”, per poi evolversi in un’occasione per la Famiglia Reale di riconoscere e premiare il pubblico servizio.


Il palazzo apre le proprie porte agli invitati alle 14:30, ma il party inizia ufficialmente alle 16, in tempo per il tè, quando arriva la Regina con il duca di Edimburgo e altri membri della Famiglia Reale, accompagnati dall’inno nazionale suonato dalle bande militari.
La regina e il duca di Edimburgo circolano tra gli ospiti attraverso delle "corsie". Ognuno prende un percorso diverso e vengono fatte presentazioni casuali in modo che ognuno abbia la stessa possibilità di parlare con Sua Maestà e con gli altri membri della Famiglia Reale. La regina arriva poi alla tenda del tè, dove incontra altri ospiti. Gli ospiti possono mangiare, bere e passeggiare nei giardini del palazzo.
Pare che vengano servite settemila le tazze servite insieme a più di ventimila fette di torta e sandwiches
Il dress code è ben preciso: abito da giorno o lounge suits per gli uomini, abito da giorno con cappellino o altri fascinators per le donne.

La stagione estiva del 2017 è iniziata il 16 maggio (gli altri saranno il 23 maggio e il 1° giugno a Londra). 
La Regina era accompagnata dal marito (che si ritirerà dagli impegni pubblici dopo l’estate), dai duchi di Cambridge, dalla principessa Anna, dal duca di York con la figlia Beatrice, dal conte di Wessex, dal duca di Kent ed altri membri della Famiglia Reale. Assente Harry che, se le voci son vere, presto metterà la testa a posto e sposerà la sua bella Meghan Markle: sembra, infatti, che la regina gli abbia dato il permesso di fare la proposta (I primi sei in linea di successione, infatti, per sposarsi devono ottenere il permesso reale e Harry è il quinto, dopo suo padre, suo fratello e i suoi nipoti, George e Charlotte).

Tornando al Garden Party, occhi puntati, naturalmente, sui duchi di Cambridge: Kate ha indossato un abito azzurro ghiaccio firmato Christopher Kane, con le sue ormai famose décolletés color carne, un cappellino firmato Lock&Co. e orecchini di diamanti.
In rosa confetto, invece, la Regina.













martedì 2 maggio 2017

Abbastanza da tentarmi: l'inizio -più o meno-




È una verità universalmente conosciuta che nelle giornate più importanti, tutto ciò che potrà andare storto, andrà storto.
Quella mattina, per esempio, la sveglia non funzionò e le 6 arrivarono e passarono senza alcun suono a segnalarlo. Fortunatamente mia sorella aveva puntato la sua sveglia mezz’ora dopo e il rumore della doccia fu sufficiente a svegliarmi di soprassalto, ma naturalmente tutte le mie buone intenzioni di partire in anticipo per evitare ritardi sfumarono.
Quando arrivai in stazione, trafelata e affamata, il treno che da Alcalà de Hernanes mi avrebbe portata a Madrid stava per partire e tirai un sospiro di sollievo: avevo un'ora prima dell’appuntamento, giusto il tempo di arrivare in città e prendere la metropolitana. Ero sicura che, anche se di corsa, ce l’avrei potuta fare. Illusa!
All’improvviso il treno si fermò per il malore di un passeggero e così il mio ritardo aumentò inesorabilmente; quando arrivai alla stazione di Atocha non mi rimanevano che dieci minuti per arrivare a destinazione. Impresa impossibile, naturalmente, giacché dovevo cambiare due metropolitane, e quando finalmente raggiunsi l’entrata di El Paìs l’ora dell’appuntamento era passata da quindici minuti.
Varcai la porta scorrevole e mi avvicinai ad una signora di mezza età che sedeva dietro un bancone. “Salve, sono Isabella Bendecido Vidal, sono qui per lo stage.”
La donna non alzò neppure gli occhi dal computer, limitandosi a fare cenno con la mano di andare verso destra e commentando qualcosa che somigliava a terzo piano.
Sperando di aver compreso entrai in ascensore e mi guardai allo specchio: ero un disastro, il volto era lucido e rosso per la corsa, del trucco frettolosamente fatto sul treno rimaneva poco, la camicetta si era sgualcita e i capelli erano spettinati.
Li legai in una coda e, mentre mi passavo rapidamente il rossetto sulle labbra, cercai di costringere il mio respiro a riprendere regolare: era la mia giornata, quella, e nulla me l’avrebbe rovinata, neppure l’universo.
Quando arrivai al terzo piano una segretaria mi indicò un divano e mi invitò ad attendere.
Quei minuti mi servirono per ricompormi e quando la porta si aprì ero pronta a sfoggiare il mio sorriso migliore: ne uscì un ragazzo gracilino che mi ricordava Steve Rogers prima di diventare Capitan America, subito seguito da un uomo possessore degli occhi più blu che avessi mai visto.
Quando mi alzai fu Steve Rogers a rivolgersi a me.
“Signorina Bendecido, sono Juan Altares, delle risorse umane. È in ritardo, come mai?”
Avvampai. “Mi dispiace molto signor Altares, una sequenza di eventi fuori dal mio controllo, ma ne sono comunque costernata. Non è mia abitudine fare tardi agli impegni importanti e questo indubbiamente lo è.”
“Non sapevo cercassimo una nuova segretaria” intervenne allora l'altro.
Segretaria? Se non fossi stata totalmente sconvolta probabilmente sarei scoppiata a ridere davanti a quell’aria di supponenza che manifestava senza vergogna. Senza nulla togliere al lavoro della segretaria, ma esattamente chi si credeva di essere quel tizio per pensare che io fossi lì necessariamente per quello?
Mi concessi un attimo per analizzarlo: era alto e snello, sulla trentina, aveva lineamenti regolari e un’ombra di barba a coprire la mascella, i capelli scuri erano leggermente lunghi e ordinati e nel complesso aveva un’aria aristocratica. L’abito, blu scuro, era di alta sartoria, probabilmente creato su misura, così come la camicia; non mi sarei stupita se avesse avuto le iniziali ricamate sopra. Una cravatta di Hèrmes e un orologio dall’aria molto costosa completavano l’abbigliamento. Era un uomo che mi sarei aspettata di incrociare in banca o in uno studio legale, non nella redazione di un quotidiano. Magari era uno degli avvocati del Paìs.
“Non lo facciamo, infatti. La signorina è Isabella Bendecido Vidal ed è qui per uno stage.”
L’avvocatuncolo, a quel punto, per la prima volta mi guardò davvero, squadrandomi dalla punta dei disordinati capelli fino a quella delle Nike, probabilmente chiedendosi se fossi più improbabile come segretaria –l’abbigliamento elegante e i tacchi alti di chi mi aveva accolto non mi erano sfuggiti di certo- o come giornalista. Alzai la testa, reggendo il suo sguardo.
“E lei è?”
“Isabella, permettimi di presentarti Liam Adreci Knight, giornalista di punta di El Paìs.”



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