venerdì 31 marzo 2017

I libri del mese: marzo 2017

 
I libri del mese
Marzo 2017



L'eredità dei re: libro che non mi ha convinta totalmente. L'ho trovato, soprattutto all'inizio, troppo confusionario: i personaggi sono molteplici e questo di per sé non sarebbe un problema, però ci sono state troppe cose sottointese che hanno aumentato il caos. Forse le si sarebbe potute gestire gradualmente. In più, l'approfondimento psicologico c'è solo per i "protagonisti", Kat e Alexandros, parzialmente per Efestione, ma manca totalmente negli altri, che pure sono importanti, soprattutto Olimpiade. Poi personalmente non apprezzo molto il tempo presente e l'uso continuo dei diminutivi, anche se ammetto che questo sia un problema esclusivamente mio e non del libro; con ogni probabilità, comunque, se avessi apprezzato di più la storia, avrei risentito di meno di questo. Non so se leggerò il seguito.


La moglie del Califfo: Ogni notte lo spietato califfo del Khorasan si unisce in matrimonio con una ragazza del luogo e poi la fa uccidere dopo aver consumato le nozze, prima che arrivi il nuovo giorno. Se questo incipit vi ricorda le mille e una notte è perché è proprio ad esse che la Ahdieh si ispira, riscrivendo la storia di Shahrzad. Le riscritture son sempre pericolose, si rischia di non essere originali, di cadere nel banale, ma La moglie del califfo è una storia intrigante, coinvolgente, seducente. Perfetta.
Perfetti sono i due protagonisti e il modo in cui è gestito il loro rapporto: c'è una spiegazione, dietro le morti delle ragazze, di questo il lettore ne ha sentore sin dall'inizio, e poco a poco lo comincia a capire anche Shahrzad. Si è offerta volontaria come moglie, per uccidere Khalid e vendicare la morte della sua migliore amica e di tante altre giovani, ma più impara a conoscere il marito, più i confini sfumano, più il cuore batte feroce. Shahrzad la si adora, punto. Perché è forte, combattiva e incredibilmente umana. Quanto a Khalid, ricopre bene il ruolo di mostro e non gli sarà facile uscire da quella prigione d'odio che gli hanno costruito e si è costruito attorno. Tra i due, trovo che Khalid sia proprio quello gestito meglio e non è facile non cadere nel banale davanti al personaggio maschile tormentato dal passato.
Indimenticabili anche i personaggi secondari e, soprattutto, menzione d'onore all'intrigo politico. La moglie del Califfo è molto più di una storia d'amore.


Daisy Miller: Henry James è sempre Henry James, anche se non siamo ai livelli di "Ritratto di signora" o "Il calice d'oro" e tantomeno di "Il giro di vite". Ma, appunto, è comunque Henry James, che con il suo occhio critico e lucido ci presenta Daisy e, attraverso di lei, la società americana ed europea di fine '800. Daisy non risulta simpatica, anzi: nonostante il protagonista maschile provi a farcela piacere, bella com'è, spigliata com'è, adorabile com'è, Daisy non piace, perché non capisci, fino alla fine, se sia davvero così ingenua e sprovveduta o se, al contrario, sia fin troppo sveglia. La risposta, comunque, non conta, perché in fondo anche il lettore, come Mr. Winterbourne, ne rimane affascinato. E perché in fondo ciò che James vuole illustrarci non è Daisy, ma lo scontro di due culture: l'innovativa America, più libera e serena, e la rigida Europa.


La coppa d'oro: Dopo Daisy Miller ho sentito il bisogno di rileggere Il calice d'oro, che adoro ad ogni rilettura. Il tema è uno di quelli che adoro: il legame quasi viscerale tra padre e figlia, inserito in un doppio matrimonio. Il principe Amerigo sposa Maggie Verver, unica figlia di un vedovo americano. A Londra ritrova una vecchia fiamma, Charlotte, la quale finisce per sposare il padre di Maggie. La storia ruota attorno a questa coppa d'oro, simbolo di desideri torbidi e attaccamenti morbosi; le coppie portanti, alla fine, saranno Amerigo e Charlotte, che riprendono la relazione, e di Maggie e il padre, che non si riescono a staccare. Gli uomini ne escono sconfitti, le donne sublimano la scena, soprattutto Maggie che, da innocente e sciocca fanciulla, diventa una donna forte e combattiva. Il conflitto tra americani e europei e fortissimo in questa opera, com'è solito per James. Lo stile è elaborato, carico di approfondimenti psicologici, di dialoghi arguti. Assolutamente consigliato.


Conclave: siamo nel prossimo futuro, il Papa è morto e i cardinali si riuniscono per eleggere il nuovo Pontefice. Conclave percorre le vicende dalla morte di un Papa fino all'elezione del successivo attraverso gli occhi del decano, Lomeli. Robert Harris ci accompagna attraverso uno dei momenti più misteriosi e affascinanti della storia ed è abilissimo a mescolare l'aspetto politico e quello spirituale. Indipendentemente dalla propria fede, è inutile nascondere il fascino che esercita l'elezione del Papa sull'immaginario comune. Assolutamente consigliato.


9 novembre: ho comprato il libro spinta dalle recensioni entusiaste e non posso negare che sia un buon prodotto. Emozionante, coinvolgete, con due protagonisti indimenticabili. Però... c'è un però. Da metà libro ho cominciato ad avere la sensazione che fosse troppo: va bene la storia travagliata, la vita non sempre è rose e fiori e le tragedie ne fatto purtroppo parte, ma qui ho avuto la sensazione che l'autrice abbia voluto esagerare. E il troppo stroppia, come si suol dire. Se si fosse fermato prima, se non avesse aggiunto tragedie alla tragedia, probabilmente l'avrei apprezzato di più, perché Ben e Follon son davvero bellissimi e il libro è scritto molto bene. 



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Ora in lettura: Hyperversum Ultimate

mercoledì 22 marzo 2017

Vecchie nuove cose o nuove vecchie cose


Vecchie nuove cose o nuove vecchie cose

Non so in quanti si ricordino della mia The Guardian, pubblicata su efp dal 2010 e poi anche su Wattpad negli ultimi mesi. La storia voleva essere una riscrittura in chiave moderna di Orgoglio e Pregiudizio, ambientata a Londra tra la fine 2009 e il 2010.
Pur non essendo una storia nelle mie corde –chi mi conosce almeno un po’ saprà che amo il genere storico e fantasy, con mille personaggi e sottotrame- ma mi sono divertita molto a scriverla.
La storia, però, risente della scrittura a capitoli, del fatto che era il mio primo esperimento in epoca moderna e di una serie di situazioni prese troppo alla lettera da Jane Austen, anacronistiche in epoca moderna, per cui ho deciso di riprenderla in mano e risistemarla tutta.
Mi sono resa conto, però, che mi mancava qualcosa, e quel qualcosa era il contesto: adoro Londra, ma l’avrei potuta descrivere solo per come la conosco, da turista, e la cosa mi stava bloccando, così ho deciso di spostarla in un luogo che amo e conosco bene, Madrid. Forse è meno poetica e inflazionata, ma spero che possa dare linfa nuova alla storia.
Quindi, cambia ambientazione, cambia il titolo, Liam resta Liam, Elizabeth diventa Isabella

ma sono sempre loro, due anime in pena alle prese con troppo orgoglio e troppi pregiudizi, due comari che girano in tondo. 
E io ho fatto pace con loro.