martedì 2 maggio 2017

Abbastanza da tentarmi: l'inizio -più o meno-




È una verità universalmente conosciuta che nelle giornate più importanti, tutto ciò che potrà andare storto, andrà storto.
Quella mattina, per esempio, la sveglia non funzionò e le 6 arrivarono e passarono senza alcun suono a segnalarlo. Fortunatamente mia sorella aveva puntato la sua sveglia mezz’ora dopo e il rumore della doccia fu sufficiente a svegliarmi di soprassalto, ma naturalmente tutte le mie buone intenzioni di partire in anticipo per evitare ritardi sfumarono.
Quando arrivai in stazione, trafelata e affamata, il treno che da Alcalà de Hernanes mi avrebbe portata a Madrid stava per partire e tirai un sospiro di sollievo: avevo un'ora prima dell’appuntamento, giusto il tempo di arrivare in città e prendere la metropolitana. Ero sicura che, anche se di corsa, ce l’avrei potuta fare. Illusa!
All’improvviso il treno si fermò per il malore di un passeggero e così il mio ritardo aumentò inesorabilmente; quando arrivai alla stazione di Atocha non mi rimanevano che dieci minuti per arrivare a destinazione. Impresa impossibile, naturalmente, giacché dovevo cambiare due metropolitane, e quando finalmente raggiunsi l’entrata di El Paìs l’ora dell’appuntamento era passata da quindici minuti.
Varcai la porta scorrevole e mi avvicinai ad una signora di mezza età che sedeva dietro un bancone. “Salve, sono Isabella Bendecido Vidal, sono qui per lo stage.”
La donna non alzò neppure gli occhi dal computer, limitandosi a fare cenno con la mano di andare verso destra e commentando qualcosa che somigliava a terzo piano.
Sperando di aver compreso entrai in ascensore e mi guardai allo specchio: ero un disastro, il volto era lucido e rosso per la corsa, del trucco frettolosamente fatto sul treno rimaneva poco, la camicetta si era sgualcita e i capelli erano spettinati.
Li legai in una coda e, mentre mi passavo rapidamente il rossetto sulle labbra, cercai di costringere il mio respiro a riprendere regolare: era la mia giornata, quella, e nulla me l’avrebbe rovinata, neppure l’universo.
Quando arrivai al terzo piano una segretaria mi indicò un divano e mi invitò ad attendere.
Quei minuti mi servirono per ricompormi e quando la porta si aprì ero pronta a sfoggiare il mio sorriso migliore: ne uscì un ragazzo gracilino che mi ricordava Steve Rogers prima di diventare Capitan America, subito seguito da un uomo possessore degli occhi più blu che avessi mai visto.
Quando mi alzai fu Steve Rogers a rivolgersi a me.
“Signorina Bendecido, sono Juan Altares, delle risorse umane. È in ritardo, come mai?”
Avvampai. “Mi dispiace molto signor Altares, una sequenza di eventi fuori dal mio controllo, ma ne sono comunque costernata. Non è mia abitudine fare tardi agli impegni importanti e questo indubbiamente lo è.”
“Non sapevo cercassimo una nuova segretaria” intervenne allora l'altro.
Segretaria? Se non fossi stata totalmente sconvolta probabilmente sarei scoppiata a ridere davanti a quell’aria di supponenza che manifestava senza vergogna. Senza nulla togliere al lavoro della segretaria, ma esattamente chi si credeva di essere quel tizio per pensare che io fossi lì necessariamente per quello?
Mi concessi un attimo per analizzarlo: era alto e snello, sulla trentina, aveva lineamenti regolari e un’ombra di barba a coprire la mascella, i capelli scuri erano leggermente lunghi e ordinati e nel complesso aveva un’aria aristocratica. L’abito, blu scuro, era di alta sartoria, probabilmente creato su misura, così come la camicia; non mi sarei stupita se avesse avuto le iniziali ricamate sopra. Una cravatta di Hèrmes e un orologio dall’aria molto costosa completavano l’abbigliamento. Era un uomo che mi sarei aspettata di incrociare in banca o in uno studio legale, non nella redazione di un quotidiano. Magari era uno degli avvocati del Paìs.
“Non lo facciamo, infatti. La signorina è Isabella Bendecido Vidal ed è qui per uno stage.”
L’avvocatuncolo, a quel punto, per la prima volta mi guardò davvero, squadrandomi dalla punta dei disordinati capelli fino a quella delle Nike, probabilmente chiedendosi se fossi più improbabile come segretaria –l’abbigliamento elegante e i tacchi alti di chi mi aveva accolto non mi erano sfuggiti di certo- o come giornalista. Alzai la testa, reggendo il suo sguardo.
“E lei è?”
“Isabella, permettimi di presentarti Liam Adreci Knight, giornalista di punta di El Paìs.”



#staytuned  #june2017

domenica 30 aprile 2017

I libri del mese: aprile 2017

I libri del mese

aprile 2017




Hyperversum Ultimate: libro che si conferma all'altezza delle aspettative, tornare nel mondo della Randall è sempre un viaggio incredibile. La cosa che apprezzo di più è che i figli non sono le copie conformi dei genitori ed è facile, nel salto generazionale, ritrovare dinamiche già lette. Marc ha la bellezza dello spirito cavalleresco unito a una buona dose di indole avventurosa. Per Alex il discorso è particolare, perché sarebbe stata un personaggio splendido nel suo tempo, ma nel corso della storia ogni  tanto mi sono ritrovata a pensare "ma cosa ti aspettavi?". Mi spiego, non potevo assolutamente darle torto nel suo desiderio di indipendenza, ma dopotutto avrebbe dovuto aspettarselo. Nonostante ciò, ha diciotto anni, è la figlia di Daniel ed è così adorabile che le si perdona tutto e non si può non amare anche lei.  L'intrigo si dipana poco a poco, spingendo alla lettura e tenendo con il fiato sospeso. Menzione speciale per Ian: da giovane era un personaggio di incredibile bellezza, ma da adulto riesce a far innamorare anche con poche battute. 




Orgoglio e pregiudizio: non mi stancherò mai di leggerlo e di amarlo profondamente.












A second Life: quando la neve si scioglie: quando ho iniziato la lettura non sapevo bene cosa aspettarmi. Avevo capito che l'ambientazione sarebbe stata nordica e inusuale, che parlava di seconde occasioni (ma va?), ma poco altro. Non avevo idea di cosa avrei trovato, né di quanto mi sarebbe piaciuto. Dopo mesi di apatia a seguito di una telefonata che le sconvolge la vita, Elena scappa da Genova e si rifugia a Minsk, in Bielorussia, come volontaria in una casa che ospita e aiuta bambini colpiti dalle radiazioni. Chernobyl è una realtà ormai lontana e quasi dimenticata, ma non lì, dove ancora se ne subiscono gli effetti. Una scelta coraggiosa, quella di Alice, che la premia, perché, ben lungi dal trattare le tragedie con frasi fatte e banalità, porta in scena tutto il dolore ma anche la voglia di ricominciare, di ricostruire, di avere un'altra occasione. Elena è un personaggio che si può solo amare e Mikhail non è da meno, perché quando la neve si sciogliere restano due cuori enormi e palpitanti. Un esordio degno di lode. 


Fai bei sogni: un libro delicato, la storia di un bambino e poi di un adulto che deve fare i conti con la perdita prematura della madre e con ciò che ne consegue, con la paura di vivere davvero, per timore di perdere altro. Fai bei sogni è il libro per coloro che hanno perso qualcosa e cercano il coraggio di camminare a testa alta, nonostante tutto.






Millennio di fuoco (Seija e Raivo): da amante della Randall non potevo perdere questa sua duologia fantasy e devo ammettere di non esserne affatto delusa, anche se Hyperversum resta al primo posto nel mio cuore. Con questa storia, la Randall ci porta in un'Europa totalmente diversa, che da 1000 anni affronta l'invasione del popolo demoniaco dei vaivar, deciso a prendere possesso di tutto il territorio, sottomettendo gli umani.
Ho molto apprezzato la ricostruzione di tutto l'ambiente, fermo al medioevo a causa dell'invasione nonostante siano nell'anno 1999, e molto bella anche la caratterizzazione dei protagonisti, non solo Seija e Raivo, ma anche Ari e Lothar. Alla fine, però, mi è rimasta un po' di amarezza, perché la storia non scioglie i due grandi misteri: cosa sono i vaivar, se non sono demoni come credono i cristiani? E perché Seija è identica ad una donna vissuta 300 anni prima? Nel complesso, però, è un'ottima opera.





Quello che i tuoi occhi nascondono: chiamatela come volete, Savannah, Virginia de Winter, Serena Nobile, ma una cosa è certa, i suoi libri non deludono mai. Abbandonati gli abiti d'epoca per un po', Serena ci porta a Roma, in epoca moderna. Quali occhi nascondono cosa? Quelli di Bianca, che si mettono a nudo -e mettono a nudo il mondo- dietro l'obiettivo di una macchina fotografica? O quelli di Federico, attore giovanissimo, nuovo idolo della televisione italiana, che lotta per dimostrare il proprio valore al di là del bel visino? O c'è dell'altro ancora, racchiuso in un passato che Bianca e le sue amiche non vorrebbero mai rinvangare? La relazione tra Bianca e Federico vive pagina dopo pagina quasi fosse una danza, nel miglior stile de Winter, mai banale, mai scontato, sempre un incanto di cui non ci si stanca mai, tra i quartieri di Roma, la terza protagonista, testimone silenziosa di baci rubati, corse in vespa e scatti indimenticabili. E di una vendetta che arriva silenziosa ed inevitabile.


La rosa del califfo: capitolo finale della duologia, che non solo è all'altezza del precedente (trovate il mio commento nelle letture di marzo), ma lo supera. La Ahdieh ci trascina tra le pagine con un ritmo serrato da cuore in gola, con colpi di scena e personaggi -vecchi e nuovi- straordinari. Ancora una volta Khalid ci fa innamorare e Shahrzad si conferma una protagonista straordinaria, che non china il capo, che vacilla ma non perde mai la strada. Una lettura incredibilmente bella e coinvolgente.






Ora in lettura: Magnus Chase e gli Dei di Asgard #1

domenica 9 aprile 2017

#AdT

 #ADT

Chi un po' ha imparato a conoscermi, ormai lo avrà capito, lo storico e il fantasy sono i miei generi di elezione, nella lettura come nella scrittura.
Qualche anno fa, però (non fatemi fare il conto che mi sento vecchia), ho scritto qualcosa di totalmente diverso, ambientato nel XXI secolo, senza mille personaggi o intrighi politici. Una storia d'amore, pura e "semplice", ispirata a Orgoglio e Pregiudizio.
Mesi fa ho sentito il bisogno di riprenderla in mano, come intermezzo per Chicago, che mi risucchia la vita e mi tormenta; ho sentito il bisogno di tornare a parlare d'amore e basta.
In questi anni, però, io sono cambiata e quando ho ripreso in mano trama e personaggi alcune modifiche sono venute da sé. Ma andiamo con ordine

Di cosa sto parlando?
Di "The Guardian", on line su efp e wattpad, che per l'estate approderà su Amazon.

Di cosa parla la storia?
Di dieci mesi nella vita di Elizabeth, dal primo giorno in cui, novella giornalista fresca di studi, mette piede al The Guardian, per uno stage. Lì incontra Liam, incredibilmente affascinante ma anche scostante e altezzoso. Vi ricorda qualcuno? Io l'ho detto, Elizabeth Bennet e Mr. Darcy sono spiriti guida all'interno della storia.

Cosa cambierà rispetto alla versione originaria?
Per chi già conosce la storia, una rassicurazione: rimarrà on-line perché la nuova versione, pur non distaccandosene troppo, è comunque diversa.
La  più eclatante differenza è l'ambientazione: avevo voglia di tornare in un posto che ho sempre chiamato casa, adoro Londra, ma volevo uno sfondo che conoscessi bene, che fosse vivo tra le pagine, per cui ci siamo spostati in Spagna, a Madrid. Naturalmente non ci sarà più il Guardian, sostituito da El Paìs, ma le dinamiche sono le stesse.
Cambiano i nomi, per adattarli alla lingua.
Eleanor, Elizabeth e Rebecca Turner diventano Leonor, Isabella e Rebeca Vidal Bendecido, e così tutti gli altri.
Liam però resta Liam, capirete perché (il vecchio ma mai passato di moda hashtag #lalinguadiliam ha avuto un certo peso nella decisione).
Non c'è più New York, ma qui la scelta è stata ponderata. Era, come mi è stato fatto notare in qualche occasione, poco verosimile che l'ultima arrivata, una novellina alle prime armi, fosse mandata nella Grande Mela per una conferenza. Il viaggio, però, resta e spero che l'alternativa sia all'altezza. Non ci sarà Venezia, invece: quel capitolo è stato molto bello da scrivere, ma era totalmente inutile alla storia.
Perché ve lo dico? Perché se c'è qualcuno che vorrà leggere anche la nuova versione, voglio che sappia a cosa andrà incontro.

Dove e quando?
Per l'estate, giugno o luglio al massimo, è presto per una data precisa. Sarà solo su Amazon, come dicevo, (nessuna CE, sarà autopubblicato) in versione ebook e, verosimilmente, se riesco a capire come fare senza far esplodere il pc, anche in cartaceo.

AdT non sarà una copia di P&P trasportata ai giorni nostri, naturalmente. Non sarei all'altezza della Austen neanche se ci provassi per cent'anni e, soprattutto, la troverei un'idea noiosa e prevedibile.
Per metà maggio spero di poter pubblicare copertina e sinossi, ma fino ad allora vi ricordo i miei profili social facebook e instagram per spoiler e chiacchiere.
Credo di aver detto tutto.
Manca qualcosa?

....Sì, lo so. Il nuovo titolo...

#AdT...

... Abbastanza da tentarmi


#staytuned

venerdì 31 marzo 2017

I libri del mese: marzo 2017

I libri del mese

marzo 2017


L'eredità dei re: libro che non mi ha convinta totalmente. L'ho trovato, soprattutto all'inizio, troppo confusionario: i personaggi sono molteplici e questo di per sé non sarebbe un problema, però ci sono state troppe cose sottointese che hanno aumentato il caos. Forse le si sarebbe potute gestire gradualmente. In più, l'approfondimento psicologico c'è solo per i "protagonisti", Kat e Alexandros, parzialmente per Efestione, ma manca totalmente negli altri, che pure sono importanti, soprattutto Olimpiade. Poi personalmente non apprezzo molto il tempo presente e l'uso continuo dei diminutivi, anche se ammetto che questo sia un problema esclusivamente mio e non del libro; con ogni probabilità, comunque, se avessi apprezzato di più la storia, avrei risentito di meno di questo. Non so se leggerò il seguito.


La moglie del Califfo: Ogni notte lo spietato califfo del Khorasan si unisce in matrimonio con una ragazza del luogo e poi la fa uccidere dopo aver consumato le nozze, prima che arrivi il nuovo giorno. Se questo incipit vi ricorda le mille e una notte è perché è proprio ad esse che la Ahdieh si ispira, riscrivendo la storia di Shahrzad. Le riscritture son sempre pericolose, si rischia di non essere originali, di cadere nel banale, ma La moglie del califfo è una storia intrigante, coinvolgente, seducente. Perfetta.
Perfetti sono i due protagonisti e il modo in cui è gestito il loro rapporto: c'è una spiegazione, dietro le morti delle ragazze, di questo il lettore ne ha sentore sin dall'inizio, e poco a poco lo comincia a capire anche Shahrzad. Si è offerta volontaria come moglie, per uccidere Khalid e vendicare la morte della sua migliore amica e di tante altre giovani, ma più impara a conoscere il marito, più i confini sfumano, più il cuore batte feroce. Shahrzad la si adora, punto. Perché è forte, combattiva e incredibilmente umana. Quanto a Khalid, ricopre bene il ruolo di mostro e non gli sarà facile uscire da quella prigione d'odio che gli hanno costruito e si è costruito attorno. Tra i due, trovo che Khalid sia proprio quello gestito meglio e non è facile non cadere nel banale davanti al personaggio maschile tormentato dal passato.
Indimenticabili anche i personaggi secondari e, soprattutto, menzione d'onore all'intrigo politico. La moglie del Califfo è molto più di una storia d'amore.


Daisy Miller: Henry James è sempre Henry James, anche se non siamo ai livelli di "Ritratto di signora" o "Il calice d'oro" e tantomeno di "Il giro di vite". Ma, appunto, è comunque Henry James, che con il suo occhio critico e lucido ci presenta Daisy e, attraverso di lei, la società americana ed europea di fine '800. Daisy non risulta simpatica, anzi: nonostante il protagonista maschile provi a farcela piacere, bella com'è, spigliata com'è, adorabile com'è, Daisy non piace, perché non capisci, fino alla fine, se sia davvero così ingenua e sprovveduta o se, al contrario, sia fin troppo sveglia. La risposta, comunque, non conta, perché in fondo anche il lettore, come Mr. Winterbourne, ne rimane affascinato. E perché in fondo ciò che James vuole illustrarci non è Daisy, ma lo scontro di due culture: l'innovativa America, più libera e serena, e la rigida Europa.


La coppa d'oro: Dopo Daisy Miller ho sentito il bisogno di rileggere Il calice d'oro, che adoro ad ogni rilettura. Il tema è uno di quelli che adoro: il legame quasi viscerale tra padre e figlia, inserito in un doppio matrimonio. Il principe Amerigo sposa Maggie Verver, unica figlia di un vedovo americano. A Londra ritrova una vecchia fiamma, Charlotte, la quale finisce per sposare il padre di Maggie. La storia ruota attorno a questa coppa d'oro, simbolo di desideri torbidi e attaccamenti morbosi; le coppie portanti, alla fine, saranno Amerigo e Charlotte, che riprendono la relazione, e di Maggie e il padre, che non si riescono a staccare. Gli uomini ne escono sconfitti, le donne sublimano la scena, soprattutto Maggie che, da innocente e sciocca fanciulla, diventa una donna forte e combattiva. Il conflitto tra americani e europei e fortissimo in questa opera, com'è solito per James. Lo stile è elaborato, carico di approfondimenti psicologici, di dialoghi arguti. Assolutamente consigliato.


Conclave: siamo nel prossimo futuro, il Papa è morto e i cardinali si riuniscono per eleggere il nuovo Pontefice. Conclave percorre le vicende dalla morte di un Papa fino all'elezione del successivo attraverso gli occhi del decano, Lomeli. Robert Harris ci accompagna attraverso uno dei momenti più misteriosi e affascinanti della storia ed è abilissimo a mescolare l'aspetto politico e quello spirituale. Indipendentemente dalla propria fede, è inutile nascondere il fascino che esercita l'elezione del Papa sull'immaginario comune. Assolutamente consigliato.


9 novembre: ho comprato il libro spinta dalle recensioni entusiaste e non posso negare che sia un buon prodotto. Emozionante, coinvolgete, con due protagonisti indimenticabili. Però... c'è un però. Da metà libro ho cominciato ad avere la sensazione che fosse troppo: va bene la storia travagliata, la vita non sempre è rose e fiori e le tragedie ne fatto purtroppo parte, ma qui ho avuto la sensazione che l'autrice abbia voluto esagerare. E il troppo stroppia, come si suol dire. Se si fosse fermato prima, se non avesse aggiunto tragedie alla tragedia, probabilmente l'avrei apprezzato di più, perché Ben e Follon son davvero bellissimi e il libro è scritto molto bene. 



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Ora in lettura: Hyperversum Ultimate

mercoledì 22 marzo 2017

Vecchie nuove cose o nuove vecchie cose


Vecchie nuove cose o nuove vecchie cose

Non so in quanti si ricordino della mia The Guardian, pubblicata su efp dal 2010 e poi anche su Wattpad negli ultimi mesi. La storia voleva essere una riscrittura in chiave moderna di Orgoglio e Pregiudizio, ambientata a Londra tra la fine 2009 e il 2010.
Pur non essendo una storia nelle mie corde –chi mi conosce almeno un po’ saprà che amo il genere storico e fantasy, con mille personaggi e sottotrame- ma mi sono divertita molto a scriverla.
La storia, però, risente della scrittura a capitoli, del fatto che era il mio primo esperimento in epoca moderna e di una serie di situazioni prese troppo alla lettera da Jane Austen, anacronistiche in epoca moderna, per cui ho deciso di riprenderla in mano e risistemarla tutta.
Mi sono resa conto, però, che mi mancava qualcosa, e quel qualcosa era il contesto: adoro Londra, ma l’avrei potuta descrivere solo per come la conosco, da turista, e la cosa mi stava bloccando, così ho deciso di spostarla in un luogo che amo e conosco bene, Madrid. Forse è meno poetica e inflazionata, ma spero che possa dare linfa nuova alla storia.
Quindi, cambia ambientazione, cambia il titolo, Liam resta Liam, Elizabeth diventa Isabella

ma sono sempre loro, due anime in pena alle prese con troppo orgoglio e troppi pregiudizi, due comari che girano in tondo. 
E io ho fatto pace con loro.