giovedì 1 dicembre 2016

È ora di crescere... o forse no.

Oggi è primo dicembre.

Dicembre è sempre stato un mese speciale per me, è il mese del Natale, Roma si riempie di luminarie, io ascolto le canzoni a tema (in realtà inizio a ottobre, ma è solo un dettaglio), a casa facciamo l’albero e accenderlo è la prima cosa che faccio la mattino, spegnerlo l’ultima prima di andare a dormire. Lo adoro, sin da quando ero bambina.
Un altro anno si sta concludendo e questo 2016 ha un sapore strano. Quindici anni fa, o forse anche meno, se immaginavo i miei 29 anni mi vedevo con un lavoro stabile, una casa, un marito, magari già un figlio. Mi vedevo, insomma, perfettamente realizzata.
Se mi guardo oggi, il lavoro è tutto meno che stabile, ho da poco concluso una storia di tre anni, i figli sono un miraggio e la casa è un work in progress, con l’aiuto dei miei.
Probabilmente, dieci, quindici anni fa, se avessi pensato a me così, a 29 anni, avrei pensato di aver sbagliato tutto. A volte lo penso ancora.
La verità, però, è che nonostante tutto questo non è un bilancio amaro, perché il lavoro, comunque, è un bel lavoro, perché la storia che ho concluso mi stava intossicando la vita e da tempo non ero così serena come adesso, l’amore e i figli prima o poi arriveranno.
Siamo una generazione strana, noi trentenni di oggi, mi guardo attorno e vedo per lo più vite in bilico, la cui sola idea anni fa ci avrebbe fatto rabbrividire, e che probabilmente fa rabbrividire i nostri genitori, ma tutto attorno a noi sta cambiando e noi ci stiamo adattando. Con fatica, con momenti di panico e di insoddisfazione, ma stiamo rivedendo le nostre priorità e va bene così.
Ho imparato a guardare quello che c’è e so di essere fortunata, anche se oggi non sono chi sognavo. Sono qualcos’altro. Sono una persona che la mattina si sveglia con Aaron Tveit che le urla nell’orecchio perché qualcuno, un giorno, l’ha svegliata con quella canzone e quella sveglia ha il sapore di casa e di famiglia, che si allena per mezz’ora perché la fa stare bene e questa davvero è qualcosa che non avrebbe previsto, dieci anni fa, che legge libri, guarda serie tv, ha lo sfondo di Sebastian Vettel sul cellulare, in spregio di tutti quelli che “è ora di crescere”. Sì, forse. Ma se crescere vuol dire rinunciare a queste leggerezze, allora sapete che c’è? Io non ho voglia di farlo. Perché si può essere adulti e guardare Harry Potter a ripetizione e ascoltare le canzoni di Natale e stalkerare gli attori sui social.
Non siamo i trentenni che erano i nostri genitori, i trentenni che, guardando loro, noi progettavamo di diventare. Siamo altro.
Ho 29 anni, un lavoro precario che mi occupa tutta la giornata, sono single e mi divido tra una nuova casa che ha costantemente problemi e casa dei miei. E leggo, perché le parole non mi hanno mai abbandonata.
E continuo a scrivere, perché non è solo un passatempo che prima o poi abbandonerai.
E ho pubblicato un libro prima dei trent’anni… l’ho sempre sognato, ma ho sempre creduto che sarebbe rimasto solo un sogno. La vita ti sorprende, a volte.
E anche se a volte il futuro fa una paura terribile, anche se a volte mi fermo e mi manca il fiato per il panico, resto un folletto di babbo natale, a cui basta poco per ritrovare il sorriso.
Non sono chi pensavo sarei stata, ma la vita non va mai come l’avevi prevista e i sogni di diciottenne non sono quelli di una quasi trentenne, ma sono sogni, nonostante tutto.

Dicembre è un bel mese. Il più bello. Natale sta arrivando.

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