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lunedì 28 maggio 2012

Possono tenersi il loro paradiso. Quando morirò, voglio andare a Camelot

"Il miglior fantasy è scritto nella lingua dei sogni. È vivo, come sono vivi i sogni, più reale della realtà – per un momento, almeno…quel lungo magico momento prima di aprire gli occhi e alzarci.

Il fantasy è argentato e scarlatto, indaco e azzurro, ossidiana con venature dorate e lapislazzulo. La realtà è di linoleum e plastica, fatta di marroni fango e verde oliva. Il fantasy ha il sapore di peperoncini e miele, cannella e chiodi di garofano, di rara carne rossa e vino dolce come l’estate. La realtà sa di fagioli e tofu, e cenere alla fine. La realtà è fatta di gelidi centri commerciali a Burbank, i camini di Cleveland, un parcheggio di Newark. Il fantasy è le torri di Minas Tirith, le antiche pietre di Gormenghast, le sale di Camelot. Il fantasy vola sulle ali di Icaro, la realtà sulla Southwest Airlines. Perché i sogni diventano tanto più piccoli quando finalmente diventano veri?

Leggiamo il fantasy per ritrovare i colori, credo. Per assaggiare forti spezie e ascoltare il canto delle sirene. C’è qualcosa di antico e vero nel fantsy che parla a qualcosa di profondo dentro di noi, al bambino che sognava quel giorno in cui avrebbe cacciato di notte per le foreste, e avrebbe festeggiato in colline cave, e trovato un amore che sarebbe durato per sempre in qualche luogo a sud di Oz e a nord di Shangri-La.

Possono tenersi il loro paradiso. Quando morirò, voglio andare nella terra di Mezzo." George R.R. Martin

Dopo aver letto queste parole di Martin su un sito dedicato al fantasy mi si è riempita la testa di immagini, suoni e colori. Ho sempre pensato che il fantasy fosse casa. Non so esattamente quando è nata questa sensazione, ma so con chi: è stata Camelot, è sempre stata Camelot. La storia di Artù, di Merlino e dei cavalieri, di Ginevra e di Lancillotto. Una storia che va oltre il triangolo amoroso per inglobare in sé il forte senso di lealtà e di appartenenza, la virtù, l'alleanza, l'uguaglianza, l'amicizia, ma anche le debolezze, il tradimento e il senso di colpa. Artù non è lo sciocco che spesso si dipinge, né Lancillotto il traditore e Ginevra la sgualdrina. C'è molto, molto di più dietro tutto questo. C'è il sogno di Artù di una Britannia unita, c'è la saggezza di Merlino e c'è l'intrigo di Viviana, un personaggio troppo spesso dimenticato, c'è l'amore tragico di Tristano e Isotta, c'è la purezza di Gawain e la sua ricerca del Santo Graal, c'è Uther e l'espediente magico per finire nel letto di Igraine, c'è Morgana e suo figlio Mordred, c'è l'assalto alla Gioiosa Guardia, la Dama del Lago, il cavaliere senza nome, il migliore tra tutti.... Perché questo era Lancillotto. E c'è Ginevra e il suo profondo amore, perché li ha amati entrambi; è bella, Ginevra, bella nella sua complessità. E Camelot me lo tatuerò addosso, per ricordarmi da dove vengo e dove voglio andare, perché se le altre bambine avevano il principe e il castello, io avevo il prode Artù e i suoi cavalieri della Tavola Rotonda, in un mondo di valori che non dovremmo mai dimenticare. E mi vengono i brividi quando vedo Merlin o leggo di un possibile amore tra Arthur e Merlin, perché lo slash lo leggo, lo scrivo e mi piace, ma Artù e Merlino sono Artù e Merlino, il giovane re e l'anziano mago. Punto. 
Il fantasy, per me, inizia lì, in quella che è forse la miglior storia che sia mai stata raccontata. E sono seguiti gli altri, a partire da Tolkien passando per Lewis e finendo con Martin, che per me è l'incarnazione stessa del fantasy.
Io non sono nessuno, se non un'innamorata delle parole che scribacchia nel suo piccolo angolo di mondo, ma sono sempre stata convinta che un fantasy vada percepito con tutti i sensi: se si scrive di Londra, Roma o New York il lettore sa di cosa si sta parlando, ma quando si crea un mondo dal nulla bisogna prendere il lettore per mano e fargli comprendere dove si trova. Si vede, il mondo fantasy, davanti agli occhi, in ogni sfumatura di colore, e si sentono i suoi odori, si percepiscono le sue voci, le lingue, gli accenti, le sue divinità, e quasi si sfiora con mano, perché è lì, vivo e palpitante. Lo si percepisce persino nel sangue che scorre nelle vene. Il fantasy va sentito, o non è fantasy, ma una pallida imitazione di esso.
Forse ha ragione Silente quando dice che non bisogna rifugiarsi nei sogni e dimenticarsi di vivere, ma quello che so è che il fantasy è quasi un bisogno primordiale, la necessità di evadere, di costruire qualcosa che la sola realtà non può dare. E non è altro che la proiezione della nostra anima, in fondo, non è altro che noi. Il fantasy è vita e morte, è ideali, è anime corrotte e mostruosi eserciti, e draghi e magiche creature.
Casa. Il fantasy è casa. Il principio e la fine di ogni mia parola.
E se mi permettete di parafrasare Martin, possono tenersi il loro paradiso. Quando morirò, voglio andare a Camelot.

2 commenti:

  1. Non c'è davvero nulla di più da aggiungere.
    Bellissime le parole di Martin e meraviglioso il post da te postato.
    Ho amato Camelot in ogni sua sfaccettatura e ho amato la Terra di Mezzo con tutta l'anima.
    Quoto Martin: Possono tenersi il loro paradiso. Quando morirò, voglio andare nella terra di Mezzo.

    Ah! Ne approfitto per farti i miei complimenti per la classificazione del contest: "chi è normale non ha molta fantasia"
    Ho alcune tue storie nelle seguite, ma ammetto che devo ancora leggerle perchè aspettavo l'estate! :D
    Evocatio sarà sicuramente una delle prime che leggerò!

    By Cleo^.^

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  2. Ti ringrazio! Spero sia una piacevole lettura

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